Ciao starlissime che non siete altro!!! Sono io!! Come chi.. La Steffi no?
Oggi sono proprio dell’umore per raccontarvi le mie vicessitudini di quella sera che io e altre amiche decidemmo di andare a fare le puttane al Plastic.
Per voi becere donne del paleolitico, e uomini sapiens sapiens (anche perchè di categoria di uomini esiste solo questa) ovviamente il nome non vi dirà niente, o nella più improbabile delle ipotesi, forse l’avete quantomeno sentito nominare, ebbene, il Plastic è il locale promiscuo di Milano con la più stretta e ferrea selezione all’ingresso di tutta la città.
Ovviamente quella sera la Steffi non si è fatta molti scrupoli e presentava la seguente mise:
– Jeans stretto come un collant a vita altissima che le entrava nella riga del culo
– Corpetto in pelle fuxia con allacciatura sul davanti e tette che esplodevano
– Tacco 19 di Jimmy Choo, eccolo:

– Caschetto da vera stronzoide fresco di piega e colore. Non ci volle poi molto a farmi inquadrare dal nano che fa la selezione.
In piedi su quella specie di podio mi fissa negli occhi, alza la sua manina, punta l’indice verso di me e mi fa cenno di passare.
La folla in fila mi guarda come se fossi un’aliena. Come se fossi la più puttana delle puttane. Avrebbero dato la vita per essere al mio posto, avrebbero venduto la proprio madre, la casa, la macchina, avrebbero dato fondo al loro conto corrente, avrebbero fatto le cose più oscene e impronunciabili che la mente umana possa concepire. Ma io ero dentro. E loro fuori. Ed è la cosa più bella che al mondo esista. Dopo il cazzo.
…ATTENZIONE… il racconto continuerà in terza persona.
Una volta all’ingresso da un buco che sembra un gloryhole, una sciaquetta qualsiasi chiede alla Steffi 25 euri per entrare. La Steffi si abbassa a novanta per guardare attraverso, squadra la tizia e le chiede scontrosa: “25 euri? Ma è compreso anche il ricovero ospedaliero per il post sbornia, il taxi per tornare a casa, un pane e salamina e un pacchetto di preservativi?”
La squinzia non le rivolge nemmeno lo sguardo. A quel punto, per attirare la sua attenzione, la Steffi indietreggia di un metro e con aggressività infila un tacco nel gloryhole spaccando la finestrella. Il buttafuori di colpo si gira, prende la Steffi da dietro, le blocca le braccia e la trascina il più lontano possibile. La Steffi si libera magicamente e subito si calma. La squinzia è sconvolta e mentre urla la Steffi le lancia addosso i suoi 25 euro di merda tutti appallottolati e finalmente entra nel locale.
Subito si butta in pista e comincia a muovere i fianchi come solo lei sa fare. La musica le entra e pervade il suo cervello istigandole i gesti più inconsulti e degenerati. Ad un certo punto guardando verso il basso la Steffi inquadra un paio di piedi elegantemente ricoperti da un meraviglioso paio di Chanel nere in vernice con fiocchettino. Prontamente cerca di scoprire chi è la fortunata che a presto riceverà un suo complimento, alza gli occhi dalle scarpe alle caviglie, dalle caviglie alle ginocchia, dalle ginocchia alla vita, dalla vita al petto e dal petto alla barba……. ALLA BARBA?!… La Steffi è incredula. Il meraviglioso paio di Chanel appartiene ad un uomo. Che le indossa.
Dopo un profondo respiro, uno scatto quasi mosso dal terrore, la Steffi si gira, corre verso il punto meno gremito di gente, guarda lo strobo che imperterrito le crea crisi epilettiche, distoglie lo sguarda, si asciuga il sudore, si mette le mani nei capelli e grida: “NOOOO!!!!!! UN LOCALE DI FROCIIIIIII!!!”
Non fa nemmeno in tempo a cercare le sue amiche. Il Plastic si sta riempiendo di tacchettine. La massa conduce bruscamente la Steffi nella sala Bordello. Una stanza di un paio di metri per 5 dove manca quasi il respiro. Sul bancone del bar 2 o 3 travestite e aspiranti tali cantano in playback le canzoni remixate della Patty Pravo. Un mega ventilatore smuove quasi a ritmo di musica i capelli di una di queste rachitiche e la Steffi perde una scarpa in mezzo al casino. Cerca di disincastrarsi tra le migliaia di braccia che ormai ha completamente addosso. Sulle tette, sul culo, nella zip, sugli occhi e nel naso. Niente da fare. Sudore, lacrime, caos, cocktail che volano, gente che sviene, le tacchettine che imperterrite continuano a ballare come delle sderenate. La Steffi perde i sensi.
Pochi minuti dopo si risveglia su un divanetto leopardato. In compagnia di una tacchettina che le asciuga il sudore e con dolci parole la conforta.
Accorgendosi della situazione nella quale è completamente immersa, si svincola con sgarbo e cattiveria e scappa verso il bar della seconda sala.
“TRE LONG ISLAND!! SUBITO!!”. Dopo aver recuperato anche il terzo bicchiere, la Steffi si rinchiude nel bagno delle signorine, scoprendo con piacere che almeno quello, ESISTE.
Li si confronta con delle vere ragazze (terribilmente vestite, ma sempre ragazze sono). Esse la rincuorano, le dicono che esistono anche i gay al mondo, che ormai siamo nel 2007 e che l’omosessualità non è una malattia. Non lo sapevi, Steffi?
Forse hanno ragione – pensa la Steffi – forse in effetti, sotto sotto, una tacchettina non è altro che un essere umano.
Tranquillizzata da questo pensiero la Steffi esce dal cesso. Si toglie anche l’altra scarpa perchè zoppicare non è troppo indicato e si reca verso la terza sala “Privè”, sapientemente sorvegliata da un orso vestito con pelliccia maculata e anfibi. La musica è altissima. La Steffi ripensa al profondo e sapiente messaggio umanitario al quale, ormai, è legata.
Sale in piedi su una cassa e balla come una pazza forsennata fino a notte fonda.
Verso le 5, sfatta, con una tetta fuori, le scarpe in mano, il trucco sbavato e il caschetto sfasato esce dal locale.
All’esterno le tacchettine tirano le somme sulle serata e ciaccolano allegramente di cazzate.
“Ciao belle… che serata vero?!” – La Steffi cerca di interagire.
“Tu, ma sei la Steffi?”
“Gioia si, certo che sono la Steffi…” – che domande – pensa.
“Tesoro, tu sono una tua grandissima fanS!”
“Ma dai si ti leggo sempre sul MariKikka.com! Dovrebbero mettere te come seconda sorella, altro che quella squinzia della Mari!!!”
La Steffi rimane per un secondo senza parole. Chiude e riapre gli occhi. E’ ancora un po’ scossa dalla musica.
“Ma che cazzo dici dolcezza del mio cuore?”
“Ma si dai che hai capito, SteffiKikka.com suonerebbe meglio, e poi, diciamoci la verità: la Mari è superata.”
All’udire di queste parole la Steffi si è già altamente incazzata. E si rimette le scarpe.
“Dunque tenerezza, a prescindere dal fatto che se io al posto tuo avessi il 42 di piede eviterei di andare a comprare le scarpe per forza nel negozio dei travestiti in via Oberdan e che non so se lo sai, magari non te l’hanno detto le tue amiche che abitano a passivolandia, ma quest’anno va il mogano nature, quindi Tu con quei tuoi capelli ossigenati e i baffi sei completamente OUT, faresti paura anche a Dracula”.
“SCUSAMI?! Ma oh ma sei fuori? Ma guarda te!!”
“Stai zitta, IDIOTA, non mi parlare nemmeno insieme, non sei nemmeno autorizzata a guardarmi in faccia, NON puntarmi il dito contro o ti appendo al muro con un tacco Jimmy Choo e ti infilo un idrante da dove sicuramente potrebbe passare.”
La tacchettina è incredula.
“Se ti permetti un’altra volta di offendere così la Mari e tutto ciò che quella puttana rappresenta per me, ti tiro sotto con la smart e poi per essere sicura di aver compiuto la missione faccio pure la retro e con una sgaresata in prima di faccio giù la pelle dal muso sempre che te ne sia rimasta ancora. Troia.”
Dopo queste parole la Steffi si toglie le scarpe, si gira prontamente di spalle e se ne va.
Tutte per mano, la Steffi e le sue amiche camminano in mezzo alla strada. Canticchiano Pensiero Stupendo e chiamano un taxi.
Vostra, Steffi P.